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Miseria e nobiltà

Alzi la mano chi fino a due settimane fa conosceva il Belgrano de Cordoba, squadra argentina artefice della retrocessione del River Plate in serie B.

A poche settimane dall’inizio della Coppa America, quest’anno ospitata proprio dal paese albiceleste, l’Argentina è letteralmente scossa dal dramma sportivo che ha colpito i “Millionarios”.

La squadra del talentino tanto reclamizzato Erik Lamela (la sua valutazione di 18-20 milioni nel giro di una settimana si è dimezzata) conosce la discesa agli inferi per la prima volta in 110 anni di storia.

Gloriosa storia. Ben 33 titoli nazionali tra apertura e clausura, 2 Coppe Libertadores e 1 Coppa Intercontinentale.

Una storia, quella del River, che assomiglia a quella di un’altra nobile decaduta, la Vecchia Signora.

Certo, per la Juventus la retrocessione non arrivò sul campo, 5 anni fa, a differenza del River. Ma da allora la squadra bianconera non è comunque più riuscita ad alzare trofei che non siano il Birra Moretti estivo o il Trofeo Luigi Berlusconi.

Insomma, di trofei ufficiali dal 2007 (se vogliamo considerare pure il primo posto in Serie B) neanche l’ombra.

Sappiamo tutti quel che ha fatto Moggi nel mondo del calcio italiano, e da juventino illuminato dalla luce della ragione sono il primo ad ammettere che quella retrocessione fu comunque meritata.

Ma chi è altrettanto illuminato dalla ragione deve ammettere che quella squadra che vinceva scudetti a ripetizione fino al 2006 era tra le più forti al mondo: Buffon (il miglior Buffon), Zambrotta (il miglior Zambrotta, non quello bollito di adesso), Cannavaro-Thuram (la coppia centrale difensiva più forte del pianeta, che se si ripensa a quel che han fatto Bonucci e Chiellini insieme quest’anno viene da piangere…) e poi a centrocampo gente come Camoranesi (genio e fantasia), Nedved (un certo Pallone d’oro nel palmares personale), Vieira-Emerson (praticamente un muro umano in mezzo al campo, due tra i pochi centrocampisti in grado di rompere il gioco avversario per ricreare il proprio), e in avanti Trezeguet, Del Piero e Ibrahimovic (qui non servono commenti, fate vobis).

Da quella retrocessione la Juventus dovette uscirne anche facendo cassa. Campioni letteralmente svenduti, sponsor importanti come Tamoil che salutarono cordialmente, insomma, non solo l’onta della serie B per la prima volta nella storia, ma anche milioni di euro bruciati.

E poi errori in fase di programmazione, a seguire allenatori su allenatori bruciati (Deschamps, Ranieri, Ferrara, Zaccheroni, Del Neri….) acquisti sbagliati (qui non faccio elenchi perché mi dilungherei troppo), e una piazza esasperata che difficilmente perdonerebbe a Marotta e Agnelli un’altra annata storta, la prossima.

Tutto questo per dimostrare che il futuro, per il River, si prospetta non facile. La Juventus aprirà il suo ennesimo anno zero partendo dal nuovo stadio, una nuova casa attorno a cui attrarre campioni come Aguero e attrarre soprattutto sponsor e merchandising al fine di azzerare il buco da 70 milioni di euro creatosi anche grazie al mancato accesso alle competizioni europee nell’annata sportiva conclusasi.

Il River, invece, non avrà molte risorse economiche. Come nel 2006 per la Juventus, anche per il club argentino molti sponsor hanno prontamente minacciato di rescindere i contratti in vigore. Il tutto in una situazione economicamente già critica per il club (già dal 2008 indebitato per 30 milioni di dollari) che dovrà vendere i giocatori con più mercato (per esempio Lamela, come detto prima) a prezzi ridicoli rispetto ad appena un paio di settimane fa.

E pensare che Juventus e River Plate nel novembre del 1996 http://youtu.be/pJl96iW64f8  si contendevano il titolo di campioni del mondo per club. Ora sono accumunate dal medesimo destino, anche se a distanza di qualche anno l’una dall’altra.

Ma vi sono altre squadre a livello europeo che non hanno attraversato una stagione felice. Tra le società che possiamo annoverare tra quelle ufficialmente decadute in Germania vi sono Wolfsburg e Stoccarda, entrambe (per larghi tratti dell’annata assieme anche al Werder Brema) a rischio retrocessione per tutta la stagione.

Il Wolfsburg si è addirittura dovuto salvare all’ultima giornata, facendo a meno del ribelle Diego, non pervenuto agli allenamenti nell’ultima settimana decisiva per la salvezza e per questo multato dalla società tedesca per 500.000 euro. Una bella fetta del suo stipendio annuo. Pare che Diego si dirigerà verso altri lidi dopo l’infelice parentesi juventina e tedesca. Destinazione Premier League, sponda Liverpool, forse.

Esattamente come fece a gennaio Edin Dzeko. L’altro campioncino della squadra della Volkswagen che nel mercato di riparazione salutò i compagni di squadra per giungere alla corte dello sceicco Mansour, grande capo e grande spendaccione del Manchester City (pare che il portafoglio della sua famiglia sia pari a 670 miliardi di dollari, 80 volte il patrimonio di Abramovich).

E il Wolfsburg da allora ha rischiato grosso. Salvo per miracolo, come detto prima.

Non ha avuto la stessa sorte un’altra società gloriosa come la Sampdoria. Il cammino è stato analogo a quello dei tedeschi. Un mercato di gennaio votato alle rinunce, e un lento declino in campionato. Solo che per i blucerchiati non vi è stato il lieto fine.

E pensare che la stagione era iniziata sulle note della Champions. Prima il miracolo sfiorato dell’accesso alla fase a gironi, poi l’eliminazione ai supplementari dei preliminari ad opera del Werder Brema.

Un triste finale di una partita che, a pensarci bene, è stata una sinistra fotografia della stagione sampdoriana. Il declino blucerchiato è iniziato da gennaio, come per il Wolfsburg. Prima la cessione di Cassano (apparentemente per motivi disciplinari), poi quella di Pazzini, francamente una delle operazioni di mercato più ridicole della storia del calcio. Ceduto all’Inter per 7 milioni di euro + Biabiany (si, Biabiany, avete capito bene) quando l’estate prima la Juventus metteva sul piatto per il Pazzo 20 milioni cash.

Un suicidio economico. A cui ha fatto seguito un suicidio sportivo.

Come non parlare poi di altre due retrocessioni illustri: West Ham e Deportivo La Coruna.

Gli Hammers hanno concluso all’ultimo posto la stagione di Premier League trascorsa, con appena 33 punti in 38 gare. E pensare che nel 2006 la squadra degli operai londinesi vantava nella sua rosa giocatori del calibro di Tevez e Mascherano.

Del SuperDepor che faceva tremare Juventus e Milan nei primi anni 2000 in Champions, invece, è rimasto solo il ricordo. Dopo vent’anni la squadra di La Coruna conosce la retrocessione nella seconda divisione. Vent’anni ricchi di successi. Sapevate che il Depor riuscì a vincere La Liga nel 1999/2000? Da allora i biancoblù ottennero 5 qualificazioni consecutive alle fasi finali della Champions League.

Del ventennio del Depor si ricordano ancora adesso grandi Pichichi (“capocannonieri” in spagnolo) come Bebeto negli anni 90, Diego Tristan e Roy Makaay negli anni 2000. E poi altri grandi giocatori come Valeron, Capdevila, Pauleta, Pandiani, Fran, Scaloni e Molina (portiere in grado di vincere anche la battaglia più dura, nella lotta contro un tumore ai testicoli) che trascinarono il Depor alla semifinale di Champions nel 2003-2004 persa contro i futuri campioni del Porto di Josè Specialone Mourinho.

In quell’edizione, il SuperDepor eliminò agli ottavi la Juventus (1-0/1-0) e il Milan ai quarti.

Il ritorno allo stadio Riazor contro i rossoneri è entrato nella storia del calcio: i biancoblù erano reduci dal 4-1 a San Siro. Serviva un miracolo, più che un’impresa…

Sappiamo tutti come andò a finire… http://youtu.be/a24-wD3PLIc

La speranza è quella di rivedere al più presto queste nobili decadute tornare a scrivere nuove pagine importanti di storia calcistica. Ma si sa, il calcio, come la vita, è una ruota continua… I giocatori, le squadre, i tecnici, vanno e vengono… Nessuno è eterno… Ci si innamora di una squadra (anche estera) perché da cenerentola diventa solida realtà, per poi sparire nel nulla… ed essere rimpiazzata da altri fenomeni calcistici… Quale squadra l’anno prossimo sarà il nuovo Depor europeo? Riuscirà la Juventus a riaffermarsi a livello nazionale e internazionale? Che dire del River Plate, riuscirà a riemergere dagli inferi o sprofonderà nei debiti?  

In un calcio sempre più controllato da sceicchi e russi, non sarà facile riemergere dalle ceneri… Ai posteri l’ardua sentenza…

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