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Le due facce del pallone

Perdere una partita per vincere una scommessa. Il calcio italiano ripiomba nell’incubo di scommettopoli. L’ultima volta accadde prima dei mondiali dell’82. Allora furono coinvolti nomi grossi. Poi, dopo la vittoria “mundial”, vi fu amnistia generale.

I nomi coinvolti all’origine della moderna inchiesta di Cremona sembravano “pesci piccoli”, molte squadre di Lega Pro, al massimo qualche squadra di B.

Ma col passare dei giorni l’inchiesta si è estesa a macchia d’olio, fino a coinvolgere nomi grossi della serie A. Doni, calciatore tesserato per l’Atalanta, ed ex calciatori come Sartor e Signori. E ancora la denuncia di Masiello, ex calciatore del Bari, la scorsa stagione in A. Pare siano addirittura 14 le partite della massima serie del 2010-2011 sono sotto inchiesta.

Un giro di scommesse clandestine in grado di raggruppare camorra, mafia cinese e microcriminalità slava.

In tutto questo clima di sfiducia e sospetti sul mondo del pallone, di recente hanno fatto discutere un paio di video su internet e sui principali media sportivi.

Il primo, il più noto, è il famoso gesto di disaccordo di Morgan De Sanctis al gol di Edinson Cavani in Napoli-Lecce 4-2 dello scorso 03 dicembre 2011.

Ecco a voi il video:

Le domande poste dall’ideatore del video effettivamente fanno riflettere… De Sanctis si è giustificato recentemente affermando che la sua reazione era semplicemente un gesto di stizza dovuto al gol incassato poco prima dalla sua squadra. Il Napoli veniva dalla clamorosa rimonta subita al San Paolo contro la Juve (da 3-1 a 3-3), e secondo il portiere azzurro, al gol del Lecce (momentaneo 3-1) sarebbero riaffiorati nella sua mente alcuni fantasmi, paure di un’altra rimonta.

Il suo scuotere la testa, quindi, era a suo avviso un gesto di delusione per il gol subito poco prima.

Personalmente nel video non apprezzo molto la faccia di quello che ormai si può considerare un ex giocatore, Lucarelli. Ma questo è un mio giudizio personale.

Alcuni, ironicamente, hanno provato a dare un altro tipo di giustificazione a questa reazione: De Sanctis era arrabbiato perché aveva Benassi (portiere del Lecce) al fantacalcio (LOL).

Il secondo video che sottopongo alla Vs. attenzione riguarda un episodio verificatosi in Juventus-Cesena del 04 dicembre 2011 (curiosamente sempre alla 14esima giornata di campionato, come Napoli-Lecce):

Questo il comunicato della Juventus a seguito della diffusione del video:

La diffusione in queste ore delle immagini relative al calcio di rigore battuto e realizzato da Arturo Vidal, in occasione della partita Juventus-Cesena, che secondo alcuni rivelerebbero un cenno d’intesa tra il calciatore del Cesena, incaricato di parare, e il giocatore bianconero, costituiscono un tentativo subdolo e maldestro, di ledere l’immagine della società e del calciatore. Juventus Football Club agirà in ogni sede, a tutela dell’immagine di Arturo Vidal e della società“.

E’ chiaro che le inchieste in corso facciano si che qualsiasi gesto, qualsiasi reazione fuori dalla norma possa creare sospetti.

Il credito di fiducia che il mondo del pallone reale ha avuto dai suoi sostenitori sin qui forse inizia a vacillare.

Ma in tutto questo clima di sospetti, emergono anche esempi positivi. Un proverbio cinese afferma che non esiste notte tanto lunga da impedire al sole di risorgere. E nel buio e nel marciume che queste indagini fanno emergere, la fiammella di speranza emerge da esempi positivi come quello di Simone Farina, giovane calciatore del Gubbio.

Dalla denuncia del giovane calciatore rossoblù, infatti, è partita l’inchiesta che si è evoluta in scommessopoli.

Quello di Farina non è stato un gesto qualunque: ha rifiutato 200.000 € per alterare una partita, e quei soldi per lui corrispondevano ad una cifra tre volte superiore al suo stipendio annuo!

Non stiamo parlando quindi di un giocatore che guadagnava già in partenza le cifre da capogiro del mondo lussuoso della serie A.

Per tale gesto, Farina ha giustamente ricevuto tutti gli “allori” del caso: Prandelli lo ha convocato in Nazionale, Blatter lo ha invitato alla cerimonia del Pallone d’oro, la Fiorentina gli ha assegnato il “cartellino viola”, un premio per il gesto di fair play più bello dell’anno.

Per non parlare poi delle richieste giunte al calciatore per la partecipazione a numerose trasmissioni televisive, e di alcuni marchi famosi del mondo della moda che lo hanno richiesto per scopi pubblicitari.

A tutti questi ultimi, Farina ha detto no. Non vuole essere catapultato da una piccola realtà di provincia ad una eccessiva ribalta mediatica. Anche se il suo gesto già di per sé ha fatto parlare di lui in tutto il mondo.

Forse il fatto di rifiutare tutte queste ipocrite ospitate in tv è un gesto che lo nobilita ancora di più. Partecipandovi, Farina avrebbe potuto tranquillamente rifarsi ampiamente dei 200 mila euro non incassati per quel tentativo di corruzione sventato. Ed invece no.

Speriamo che su di lui non si spengano troppo presto le luci dei riflettori, perché se è vero che il suo gesto ha contribuito ad aprire l’inchiesta su scommettopoli, è anche vero che con la criminalità organizzata non si scherza, e un giorno potrebbero farsi vivi nei suoi confronti.

Questa, in sintesi, è la paura che ha di recente espresso l’allenatore di Farina e del Gubbio, Gigi Simoni.

E’ giusto parlare anche di chi è stato meno fortunato di Farina, e che non ha ricevuto tutte le onorificenze e i meriti del caso.

Guardando una recente puntata di Dribbling, programma sportivo di Rai 2 in onda al sabato pomeriggio, ho scoperto che, prima proprio di Farina, un tentativo di corruzione venne rifiutato anche da Fabio Pisacane, calciatore del Lumezzane.

Egli venne contattato ad Aprile dell’anno scorso dal direttore sportivo del Ravenna, sua ex squadra. La proposta è di quelle che fanno tentennare: 50.000 € subito per far si che lo scontro tra Lumezzane e Ravenna venisse vinto da questi ultimi.

Pisacane al telefono tentenna, ma dopo aver riflettuto avverte dirigenti, presidente e allenatore della sua squadra (il Lumezzane).

Scatta l’inchiesta. Un’inchiesta lampo, che si apre prima di quella ufficiale di Cremona. Finisce con il direttore sportivo del Ravenna condannato a tre anni, sette punti di penalizzazione inflitti al Ravenna e Pisacane che non riceve nessun encomio, e torna a giocare con solo la consapevolezza di aver fatto la cosa giusta.

Per diventare eroi non basta solo fare la cosa giusta, ma serve farla anche al momento giusto. Insomma, ci vuole anche fortuna.

Se Farina ha visto il Pallone d’oro e Messi da vicino, lo deve al suo nobilissimo gesto ma anche al fattore C.

Pisacane, invece, rimarrà un emerito sconosciuto, ma almeno da oggi anche grazie a questo articolo qualcuno in più conosce la sua storia😉
Peeeeem
Reporter (RA)
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