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Top & Flop Serie A 2011-2012

Il campionato di Serie A 2011-2012 si è ormai concluso, e ovviamente non resta che tirare le somme di una stagione calcistica che, in attesa dell’Europeo, ha dato ben poche soddisfazioni internazionali al nostro Paese.

Ecco quindi che da metà marzo in poi, come ormai tristemente d’abitudine per noi italiani, ci siamo ritrovati a guardare gli altri (spagnoli, tedeschi e inglesi) arrivare in fondo alle competizioni europee principali, e noi tutti concentrati sul rush finale di un campionato che ha riportato in vetta al calcio nostrano la Juventus, al titolo n°1 post-calciopoli, con alle spalle uno sprecone Milan, e con l’Udinese prima nella bagarre per l’ultimo posto utile (con accesso tramite preliminari) alla Champions 2012-2013.

Ho come l’impressione che il prossimo anno avremo solo due squadre in Champions, visto che i friulani non sono soliti ad attrezzarsi per tale competizione (si veda la cessione di Sanchez l’anno scorso alla vigilia del preliminare contro l’Arsenal).

Quanto meno avremo un buon pacchetto per l’Europa League: Lazio, Napoli e Inter sulla carta sono tanta roba, ma tutto dipende sempre dall’impegno con cui tale competizione verrà affrontata dalle ns. compagini.

Salutano la massima serie un ammirevole Lecce, un orgoglioso Novara e un assai deludente Cesena.

Stilato un breve riepilogo della stagione, non resta che delineare una sorta di Best 5 dei top e flop della nostra Serie A di quest’anno.

Partiamo dalle delusioni, e quindi dalla Flop 5:

5°Riccardo Montolivo. Il centrocampista della Fiorentina è in scadenza di contratto e la sua prossima destinazione è il Milan. E il suo campionato è la dimostrazione di come trattenere un giocatore controvoglia e con la testa altrove sia controproducente. Se la Fiorentina si è salvata lo deve ai lampi di luce (non continua a causa di infortuni ripetuti) di Jo-Jo Jovetic, non certo all’italiano.

4° Adrian Mutu – Sebastian Frey (ex aequo). Gli emblemi delle annate fallimentari rispettivamente di Cesena e Genoa. Il romeno in particolare aveva l’opportunità di giocare in una piazza tranquilla dal punto di vista ambientale, senza grosse ambizioni ma con un organico in grado di garantire una salvezza facile e che avrebbe potuto far emergere le doti tecniche dello stesso Mutu. E invece Adrian non ha inciso quasi mai. Ennesima occasione sprecata della sua vita calcistica. Sono lontani i tempi di Firenze, in cui trascinava la Viola in Champions assieme a Seba Frey. Il portierone francese, anche lui fuggitivo dalla Fiore, ha scelto Genova per rilanciarsi. Ma in questa stagione, più che il “gatto” dei tempi di Firenze è sembrato un cinghialone un po’ appesantito…

3° Luis Enrique. E’ giusto dar spazio anche agli allenatori. La Roma ripartiva da un progetto tecnico ambizioso, che puntava principalmente sui giovani, ma di questo progetto è rimasto solo il nome. Almeno l’Europa League era d’obbligo. Si dice sempre che in Italia non si dà il tempo giusto agli allenatori per far crescere la propria squadra. E purtroppo è vero. Tuttavia Luis Enrique, che del fallimento romanista è un po’ vittima e un po’ carnefice, doveva essere psicologicamente preparato a tutto. Roma è una delle piazze più difficili del panorama italiano, perché si vivono i successi e gli insuccessi delle proprie squadre passando dall’esaltazione alla depressione in un battito di ciglia. E Luis ha dimostrato di non essere pronto per questa realtà. Lo si è visto nel rapporto, sempre tesissimo, con la stampa e i tifosi. Il calcio italiano, tantomeno Roma, non fa per lui. Non ha dato continuità alla squadra, che ha alternato vittorie clamorose a imprevisti capitomboli. Non ha trovato la quadratura del cerchio a livello tattico, nell’eterno dilemma di dove incastonare l’intoccabile Totti (che gioca ormai da fermo) sacrificando invece giovani validi come Borini (la sorpresa) e Bojan (che non verrà riscattato). Pesano l’eliminazione dai preliminari di EL, le due sconfitte nei derby e l’anonimato della classifica delineatasi. Adios, Luis!

2° Pato. Senza Voto. E’ questo il giudizio che meriterebbe qualora questa fosse una classifica avente voti numerici.  Stessa cosa si dovrebbe dire di un altro rossonero, Aquilani. Ma per Pato chiaramente le aspettative erano diverse. Il brasiliano, sarà un caso, da quando ha trovato la “tranquillità” con la figlia del Presidente Berlusconi, Barbara, pare essersi “rilassato” anche fisicamente. Qualche chilo di troppo, e soprattutto i numerosi infortuni, sempre a quei maledetti flessori che rendono il talento del giovane brasiliano un mix di doti tecniche intrappolate in un corpo di cristallo. Prezioso ma troppo fragile. Brutto a dirsi, ma se il Milan avesse accettato i 40 milioni offerti a gennaio dal PSG di Leonardo per poi reinvestirli su Tevez, a quest’ora (forse) staremmo parlando di un campionato e di una Champions con epiloghi diversi per i rossoneri…

1° Diego Forlan. Anche qui vi sarebbe un ex-equo con un altro incompiuto del nostro campionato, Djibril Cissè, che però è stato esodato a metà stagione dalla Lazio, e per tale motivo ho pensato non fosse nemmeno meritevole della nostra controclassifica. L’uruguagio, invece, in Italia si è fermato per tutta la stagione, ma senza incidere. Come una meteora, che di sé lascia solo una scia. Per lui si parla già di un approdo in Brasile all’Atletico Mineiro. Tanti infortuni, il pasticcio societario che lo ha escluso dalla prima parte di Champions, la difficoltà ad inserirsi… Insomma, tutto storto per lui quest’anno. Ma dall’erede designato alla successione (almeno sulla carta) di Eto’o ci si aspettava molto di più di 2 miseri gol. E pensare che con l’Uruguay era reduce da un Mondiale vissuto da capocannoniere e una Coppa America vinta da protagonista. Che non sia stata proprio quest’ultima a inceppare la preparazione atletica estiva del bomber? Poteva essere un alibi per la prima parte di stagione, ma il trend è rimasto negativo anche nel proseguo… Titolo di bidone dell’anno in arrivo!

Ora, sotto con la Top 5:

5° Diego Alberto Milito. Sembrava fosse quello più in crisi tra i reduci del post-triplete. Dopo l’addio di Mou, è stato protagonista di un’annata (la scorsa) deludente. Da Principe e ranocchio… bollito, come in una pentola a pressione. Ed invece Milito è tornato a segnare, zitto zitto quatto quatto… giungendo (tra un rigore e l’altro) pure a quota 24. Niente male per un bollito.

4° Antonio Nocerino. Pagato un tozzo di pane (più o meno… 500 mila €), si è rivelato un punto fermo del centrocampo rossonero. Quello che doveva essere solo un tappabuchi alla fine si è conquistato una maglia da titolare fisso, approfittando anche della continua emergenza a livello infortuni del Milan di quest’anno. Ottima annata anche a livello realizzativo (10 centri). Protagonista assoluto della prima parte di stagione, è l’emblema di un Milan che via via è venuto calando atleticamente da Aprile in poi. Vedremo se si confermerà a determinati livelli anche l’anno prossimo.

3° Sebastian Giovinco – Alessandro Diamanti (ex aequo). Partiamo dalla Formica atomica. Finalmente (forse) si sta evolvendo in un insetto di caratura superiore. Parma del resto era la piazza ideale per esplodere. Quest’anno si è improvvisato attaccante, e le realizzazioni sono salite, pur lasciando qualche penalty ai compagni. Inizio promettente, parte centrale così così e finale da trascinatore. Sarà interessante vederlo l’anno prossimo in una grande squadra, possibilmente pure in platee europee, per il definitivo grande salto. Anche se, ovunque andrà, a differenza di Parma dovrà sudarsi la maglia da titolare. Diamanti invece è forse troppo grandicello per una big. Al grande palcoscenico è arrivato in età già matura. Ciò non toglie che rimane uno dei mancini naturali più forti e talentuosi d’Italia. Con Gaston Ramirez e Marco Di Vaio ha formato un tridente di lusso che a consentito al Bologna una facile salvezza con anche scalpi eccellenti. Giovinco e Diamanti assolutamente meritevoli di convocazione agli Europei.

2° Arturo Vidal. Per lui Beppe Marotta ha fatto simbolicamente a botte con Rumenigge che lo voleva al Bayern Monaco. Per lui Conte ha messo in cantina il 4-2-4. Che Re Artù avesse doti da Cavaliere lo si sospettava già ai tempi di Leverkusen. Ma la Bundesliga e la Serie A con il dovuto rispetto non sono la stessa cosa. Eppure Vidal si è integrato alla perfezione nel centrocampo bianconero. Con uno rispolverato Pirlo (troppo facile e scontato inserirlo nei Top) e con un maturo Marchisio, ha formato il centrocampo più forte e completo d’Italia. E Arturo ne è l’emblema: in grado di rompere il gioco avversario, recuperare palloni, impostare il gioco. E come tutti i Cavalieri, tiratore d’arco eccezionale. Sa far tutto, e anche bene. Ha perfino giocato una partita da centrale difensivo contro il Genoa quando la Juve era in emergenza. E non chiedetegli di sostituire Buffon, perché potrebbe farlo. Da scommessa a punto fermo in meno di una stagione.

1°Antonio Conte. Infine lui. L’ex integralista. Alzi la mano chi avrebbe scommesso sulla Juve vincitrice a fine campionato dopo due settimi posti di fila. C’era scetticismo su tutto e tutti, all’inizio. Anche su Pirlo sentivo commenti negativi. Si diceva che, nelle più rosee aspettative, la squadra sarebbe arrivata tra il 3° e 5° posto. E invece eccola, la Juve degli Invincibili. Conte si è rivelato intelligente nel mettere da parte il suo credo tattico pur di trovare la quadratura del cerchio con i giocatori che lui ha scelto, che lui ha voluto, che lui si è fatto acquistare perché lui ha ritenuto i più funzionali. Ha dato un (bel) gioco e soprattutto una ritrovata anima alla squadra. Ha fatto capire ai nuovi cos’è la Juventus, e lo ha ricordato ai vecchi che della Juventus avevano scritto la storia ma che a distanza di anni avevano perso le motivazioni. Solo uno che come lui con quella maglia aveva vinto tutto, ma proprio tutto da giocatore, poteva riuscirci. Abile tattico, trascinatore psicologico, Conte con l’andar del tempo è stato spesso paragonato a Lippi. A ragione. Ha tenuto sempre tutti sulla corda. Buffon, Pirlo e Vucinic i pochi punti cardine, tutti gli altri in discussione a sudarsi la maglia. Fino al trionfo. Una frase pronunciata in allenamento e intercettata dalle telecamere di Sky rimarrà emblematica della mentalità vincente di Conte. Il Milan era davanti, la Juve inseguiva affannosamente. E Sant’Anton da Lecce disse: “Vogliono vincere il campionato? Devono sputare sangue!”. Il lavoro paga, sempre.

Le sorprese – Saranno Famosi:

Tra gli allenatori meritevoli di lode, segnalerei Sannino (Siena), Pioli (Bologna), Colantuono (Atalanta) e Montella (Catania). Senza dimenticare un ritrovato Donadoni a Parma e uno strepitoso Guidolin a Udine.

Maximiliano Moralez (Atalanta), Victor Ibarbo (Cagliari), Marco Rigoni (Novara), Luis Muriel (Lecce), Cristobal Jorquera (Genoa), Stephan El Sharaawy (Milan), Mattia Destro (Siena), Fabio Borini (Roma), Diego Fabbrini (Udinese). Di questi l’esordiente più “maturo” è Rigoni, gli altri sono “sbarbatelli”.

Indipendentemente dall’età anagrafica, sono questi i nuovi nomi della serie A 2012. Segnateveli, perché di loro sentirete parlare anche l’anno prossimo.

Fatta menzione anche della rubrica saranno famosi, non mi resta che augurarVi un buon Europeo!

Sperando che Prandelli e i suoi ci possano regalare quelle gioie che in campo internazionale le nostre squadre di club non hanno saputo regalarci…
Peeeeem
Reporter (RA)
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